sabato 27 maggio 2017

Auguri, in ritardo, al MAESTRO Carver

Lo scorso 25 maggio era l'anniversario della nascita di Raymond Carver - Clatskanie, 25 maggio '38 - uno dei miei scrittori preferiti. Spero d'avere l'1% del suo talento, e di riuscire, anche solo minimamente, a scrivere in maniera asciutta ma completa e allo stesso tempo piena di emozioni senza mai essere patetico.

Vi consiglio di leggere tutta l'opera di Carver ma se proprio vi devo consigliare un libro, vi dico Principianti.  Il libro, una raccolta di racconti, è la versione restaurata di un'altra raccolta "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"; un libro riuscitissimo e completo. Livello di ricchezza emotiva, 100%. Il mio racconto preferito? Con tanta di quell'acqua a due passi da casa.


giovedì 25 maggio 2017

Auguri, blog!

Oggi il mio blog compie 6 anni, non male direi. Anche se inizia un po' a pesarmi. Spero di continuare a fare qualcosa di buono con questo blog e di smuovere un po' le coscienze. In caso contrario, non esitate a dirmelo. E' inutile scrivere parole che non colpiscono il lettore.
Questo è quello che ho scritto nel primo post che feci.


La letteratura è una cosa seria, come bere, dormire o andare al bagno. Cose semplici e naturali ma anche fondamentali per un uomo. Chi scrive, non si chiede il perché di questa sua attività. Chi scrive, lo fa e basta! E' il più grande mezzo di evoluzione dell'essere umano che, però, molto spesso non sa trarne i benefici.
La letteratura è il mio ossigeno, questo blog farà lo stesso rumore di una foglia che muore. Nulla cambierà, ma nulla sarà più come prima.


martedì 23 maggio 2017

Il 31 maggio a Cento con L'UOMO CHE PIANGEVA IN SILENZIO

Avrei un po' di post americani da postare, su Elvis, Carver e Bukowski, ma è periodo di live con L'uomo che piangeva in silenzio e quindi mi dedico ai miei libri.
Il prossimo evento è previsto per mercoledì prossimo a Cento. Sarò ospite di un posto fighissimo con delle birre fantastiche - Il Cucco-dolcevita - accompagnato dal carissimo amico e fine cantautore, Massimo Danieli.
L'evento ufficiale lo trovate qui: facebook/evento/cento. Vi aspettiamo, di posto ce n'è!!!

Per organizzare una presentazione, contattami sui social,
su questo blog, scrivimi a maurofornaro76@gmail.co
m

venerdì 19 maggio 2017

Cash e Hurt

Qualche giorno fa, su www.rockol.it, ho letto un interessante articolo di Paolo Panzeri. Lo riporto quasi interamente, per leggerlo tutto clicca → rockol/storiahurt. Ovviamente, alla fine dell'articolo potrete gustarvi il capolavoro di Cash. Non conoscevo la storia della canzone, contento d'averla conosciuta.

Nel 2001 Trent Reznor non sta vivendo il miglior periodo della sua vita. Nel 1999, a cinque anni di distanza dal capolavoro “The downward spiral”, uno degli album fondamentali degli anni novanta, che l’aveva portato - negli Stati Uniti - ad essere inserito tra le cento persone più influenti di quel periodo, era uscito il doppio album dei suoi Nine Inch Nails... La sua etichetta, Interscope Records, visti i numeri non del tutto soddisfacenti registrati dall’uscita discografica lasciò che il tour a sostegno dell’album gravasse in buona parte sulle finanze di Reznor. A questo quadro professionale non idilliaco si devono aggiungere inoltre problemi non di poco conto legati all’uso e all’abuso di cocaina e alcool... Nel medesimo periodo Johnny Cash e il produttore Rick Rubin erano alle prese con la scelta delle canzoni che avrebbero dovuto far parte del quarto capitolo della serie American Recordings che vide la luce l’anno seguente con il titolo “American IV: the man comes around”. Tra i titoli che Rubin propone al ‘man in black’ vi sono canzoni di Depeche Mode e Beatles, ma anche una contenuta nel già citato capolavoro dei Nine Inch Nails “The downward spiral”, quella canzone si intitola “Hurt”. Il produttore newyorchese è convintissimo che il testo di quel brano sia perfetto per Cash e, inoltre, crede possa essere una mossa strategicamente vincente far incontrare due mondi (e due pubblici) apparentemente distanti come Trent Reznor e Johnny Cash. Dirà Cash: “Quando ho sentito quella canzone, ho pensato, ‘suona come qualcosa che avrei potuto scrivere negli anni sessanta’. Ci sono più cuore, anima e dolore in quella canzone che in tante venute dopo”.
Una volta avuto il parere positivo di Cash sul brano, per poter inserire la canzone nell’album Rubin deve parlare con Reznor per avere il via libera al suo utilizzo... “Quando mi ha chiamato chiedendomi se mi sarebbe piaciuto che Johnny Cash coverizzasse “Hurt”, ho detto subito di sì per la fiducia che ho in Rick e la molta ammirazione verso Johnny. Johnny Cash era sempre stato una figura misteriosa per me. Mio nonno lo ascoltava, ma io non gli avevo mai prestato molta attenzione. Ma lui era uno dei pochi grandi rimasti, un personaggio, un uomo vero e proprio ed ho pensato che fosse incredibile che volesse rifare “Hurt”, perché le mie canzoni sono sempre state la mia terapia, un veicolo personale per restare sano di mente. Non ho mai pensato di scrivere canzoni per altri. E quella in particolare veniva da un posto privato, molto personale.”
Johnny Cash nel 2002 è malato e, come si dice in questi casi, non gli manca molto da vivere. “American IV: the man comes around” uscirà nel novembre di quell’anno e sarà il suo ultimo album pubblicato in vita. Nel settembre 2003 infatti Cash morirà all’età di 71 anni a causa di alcune complicazioni causate dal diabete. La sua interpretazione di “Hurt” lascia Rick Rubin letteralmente a bocca aperta. Rubin la fa ascoltare a Reznor che ricorda: “Poche settimane dopo il nostro incontro, Rick si presenta con un CD, ma io sono un po’ incasinato. Lo metto su e gli do un ascolto superficiale. Mi sembrava strano. Quella canzone proveniva direttamente dalla mia anima, era molto personale e mi faceva un effetto particolare sentire la voce massiccia di Cash che la cantava. L’ho ascoltata nuovamente e mi sembrava incredibilmente sbagliato sentire quella voce sulla mia canzone. Ho pensato: ‘ Ecco, questa cosa che ho scritto nella mia camera da letto in un momento di fragilità, adesso la sta cantando Johnny Cash. Mi ha fatto andare fuori di testa”.
Trent Reznor viene veramente molto colpito dall’ascolto della cover della sua canzone. E’ colpito in un modo che non poteva immaginarsi, dice: “Era indubbiamente una buona versione, ma mi sentivo come se stessi guardando la mia ragazza scopare con qualcun altro. Come se avessi costruito una casa, e qualcun altro ci si fosse trasferito dentro. Quando scrivo una canzone, sono solo io. E’ la mia voce. Così in un primo momento mi è sembrato molto strano”.
Il 5 novembre 2002 esce il disco di Cash ed è un disco magnifico. “Hurt” si rivela da subito uno dei brani più significativi dell’album. Si decide quindi di girare un video della canzone e di affidarne la regia a Mark Romanek. Per la clip vengono usate immagini della vita di Cash, pubblica e privata. Le parole di “Hurt” ne sono la perfetta colonna sonora. Cash, malato, è seduto al piano nella casa in cui visse a Nashville per oltre trent’anni. Dice Romanek: “Era rimasta chiusa per un po’ di tempo; quel posto era in un grande stato di degrado. E’ così che mi è venuta l’idea che forse potevamo essere estremamente onesti sullo stato di salute di Johnny, esattamente come lui stesso lo era sempre stato nelle sue canzoni”. Nel filmato compare anche la amatissima moglie June Carter. Era il febbraio del 2003 quando vennero girate quelle immagini. June morì a maggio, Johnny le sopravvisse fino a settembre. Il video avrà un clamoroso successo e viene ancora oggi considerata come una delle clip migliori e più intense di ogni tempo.
Così racconta Reznor quello che provò quando vide per la prima volta il video: “Un giorno mi arriva una videocassetta con il video di Mark Romanek. E’ mattina, sono in studio a New Orleans a lavorare sull’album di Zack De La Rocha. Ho guardato il video con lui e sono scoppiato in un pianto incontrollabile. Le lacrime, il silenzio, la pelle d’oca. Quel video mi aveva tolto il respiro. A quel punto, aveva davvero colto nel segno. E’ stato straziante e davvero entusiasmante”. E aggiunge: “Aveva appena perso la mia ragazza, perché quella canzone non era più mia. Poi tutto ha acquistato senso. E davvero mi ha fatto pensare a quanto sia potente la musica come mezzo e forma d’arte. Avevo scritto quelle parole e quella musica nella mia camera da letto come modo per rimanere sano di mente, in un luogo tetro e disperato in cui ero totalmente isolato e solo. Per chissà quale motivo, il brano viene interpretato da un mito della musica di un’epoca e un genere radicalmente diversi e conserva ancora la sincerità ed il senso di differenza, ma è altrettanto puro. Sapevo che non era più la mia canzone, e dico questo non con gelosia, ma perché è successo in un momento della mia vita in cui stavo riscoprendo il mio apprezzamento per il potere della musica.”
La versione di Cash è diventata nel tempo più nota e famosa dell'originale. Prima l’album, poi il video e infine la morte di Cash. La canzone ormai non è più una proprietà di Trent Reznor, ma, come accade con i figli, ha preso una sua via e una sua strada, a riconoscerlo è lo stesso Reznor: “Le cose sono diventate ancora più strane quando lui è morto, perché il significato della canzone si è spostato di nuovo. Da allora non ho più ascoltato la mia versione. Sono stato molto orgoglioso di quello che Rick e Johnny hanno fatto con il brano, e superato il mio shock iniziale, mi rendo conto che la musica è tutto...

...Stephen King: “”Hurt” dice tutto quello che dovete sapere su ciò che la vita può toglierti. Che cosa toglie sempre, alla fine. Una canzone come quella è un tesoro, perché dona voce a uno stato d’animo che in qualche misura coinvolge tutti, ma che non si può esprimere.”

mercoledì 17 maggio 2017

Dalla Turchia...

Invitandovi per l'ultimissima volta all'evento privato di questa sera - per prenotarsi cliccare ⇰ facebook/evento/L'uomo - vi propongo una mia vecchissima poesia che dedicai proprio all'amico che questa sera mi ospiterà. Quindi, se stasera volete passare qualche ora tra letteratura, cibo, buon vino e amicizia,  non esitate e prenotate il posto!



Seduto a poppa di una nave
osservo il mare,
piatto e tranquillo
come dio l'ha fatto,
e medito
sulla mia solitudine.

Il pensiero,
ineluttabile,
è di un destino
già segnato
per me e per l'essere umano.
Un continuo rincorrere
desideri
ed emozioni
che vanno
ad infrangersi
negli scogli della vita che
per alcuni è una merda.
Per altri,
un fantastico sogno
vissuto ad occhi aperti.

Ma, credimi amico mio,
che tu la pensi
in un modo o nell'altro
l'importante è arrivare
con le proprie gambe
al traguardo finale
e sapere d'averlo fatto.

to Bruno, Turkiye 2005.

Per organizzare una presentazione, contattami sui social,
su questo blog, scrivimi a maurofornaro76@gmail.co
m

lunedì 15 maggio 2017

#nonmollomai

Oggi è una giornata da stare a letto, ma a letto non ci posso stare. Berrò seimila caffè per accettare questa giornata. Così, vi racconto che sabato a Loiano le cose sono andate benissimo. Al di là delle copie che ho venduto, le emozioni e il confronto che ho ricevuto sono sempre impagabili. E' proprio vero che noi scrittori viviamo di parole ed emozioni. 
Non ho voglia di postare nulla dei miei scritti, oggi sono la noia in persona. Ma vi voglio ricordare i prossimi appuntamenti e dire che nuove date sono in arrivo. Penso che fino a settembre mi potrete vedere in giro per l'Italia.

⏩ 31 MAGGIO a CENTO - PD - reading musicale con Massimo Danieli da Ilcuccodolcevita.
⏩9 GIUGNO a BOLOGNA - intervistato da Fabrizio Carollo da Blues cafe'

Per acquistare il mio libro, clicca ➽ edizionidelfaro/luomochepiangevainsilenzio, oppure vieni alle mie presentazioni o, in alternativa, vai in libreria!

Per organizzare una presentazione, contattami sui social,
su questo blog, scrivimi a maurofornaro76@gmail.co
m

sabato 13 maggio 2017

Non so stare fermo

Buongiorno.
E' uscito da poco il mio romanzo, L'uomo che piangeva in silenzio, e già sto lavorando al prossimo libro. Vi do qualche anticipazione, sarà una raccolta di poesie, scritte negli ultimi quattro cinque anni. L'ultima proprio l'altro ieri. Ma oggi non mi va di condividerne alcuna, preferisco questa foto, mi dà il senso del viaggio. Che poi è la cosa che fa ogni scrittore quando si mette all'opera. E' bella l'ansia che si prova quando si va incontro ad un nuovo libro.

Ph. Daniela Martin - @laddani