lunedì 24 aprile 2017

Una giornata un po' così...

... di un periodo così, così. 
E come Charlie, il protagonista del mio romanzo, ho sempre l'ansia per tutto e paura di qualsiasi cosa. Dovrei gustarmi di più i bei momenti. Già. 


sabato 22 aprile 2017

Domenica tutti a Pianoro!

Come vi avevo promesso, oggi vi parlerò della manifestazione alla quale sarò ospite domani, domenica 23 aprile: Liberi di leggere. La kermesse culturale si svolgerà a Pianoro, una bellissima cittadina sulle colline bolognesi, durante tutta la giornata. Sarò intervistato nel pomeriggio, verso le 16, al Gazebo di Corso Esperanto. Per l'occasione, parlerò sia del mio ultimo libro, L'uomo che piangeva silenzio, ma anche di poesia. In particolare, della mia raccolta di poesie di qualche anno fa: Una complessa semplicità. Durante la giornata sarà possibile acquistare anche gli altri miei libri. Insomma, venite a Pianoro a conoscermi!!!

E se volete conoscere meglio il mio romanzo, vi segnalo una bella recensione su questo blog di Enrico Fasano, un bravo blogger che ama, come me, la letteratura americana: direzionekinghiana.blogspot.it/luomochepiangevainsilenzio.



Per acquistare direttamente il mio ultimo libro, clicca...

martedì 18 aprile 2017

Intervista con L'UOMO CHE PIANGEVA IN SILENZIO

Buongiorno a tutti!
Oggi vi posto l'intervista che ho rilasciato ad Aldo Jani per Rete8vga, ancora attualissima, visto che parlo soprattutto del mio ultimo libro, L'uomo che piangeva in silenzio
Nel prossimo post, vi parlerò di domenica 23 aprile, sarò a Pianoro in provincia di Bologna, a parlare anche di poesia, con un altro mio libro: Una complessa semplicità. Intanto gli appuntamenti con il mio romanzo aumentano, sotto vi ho aggiornato la scaletta.


video

Per acquistare il mio libro clicca

Prossimi appuntamenti
➤ 23 aprile, Pianoro - BO
➤ 13 maggio, Loiano - BO
➤ 17 maggio, Home show in provincia di PD [evento privato]
➤ 31 maggio, Cento - FE [reading musicale con Massimo Danieli]
➤ 9 giugno, Bologna
➤16 giugno, Piove di Sacco - PD [ con il live "Effetti collaterali" di American Ciacoe]
➤ 6 luglio, Monzuno - BO

venerdì 14 aprile 2017

Tutte le mie interviste della settimana

Settimana di tante interviste e mille impegni. In attesa di presentare il mio libro dal vivo, primo appuntamento il 23 aprile in provincia di Bologna, avrete tutte le info su questo blog, eccovi due interviste che ho rilasciato in settimana: 

Ma potrete anche vedervi in televisione: 
  • l'intervista che mi ha fatto Aldo Jani la potrete vedere all'interno della trasmissione Clap Clap il video-palcoscenico di Bologna, sabato alle ore 21:00 su Rete8vga [canale 86 del digitale terrestre]; all'interno della trasmissione Biiiss!! è il concerto del ​sabato mattina, alle ore 1​1:​30 su Rete8vga [canale 86 del digitale terrestre].
  • dallo stesso Jani, con Ettore Pancaldi, sono stato intervistato per la trasmissione Nutizièri Bulgnais, che andrà in onda: sabato, domenica e lunedì tra le 7.00 e le 8.45 [canale 13 del digitale terrestre] e sabato e domenica alle 14.30 [canale 86 del digitale terrestre].
Se volete comprare direttamente il mio libro, cliccate ⇨⇨ www.edizionidelfaro.it/luomochepiangevasilenzio ⇦⇦



mercoledì 12 aprile 2017

American Civil War


Il 12 aprile dl 1861 scoppiava la Guerra Civile Americana. Oggi non sono qui per raccontarvi cosa successe, più o meno tutti lo sappiamo. 
Però vi invito ad ascoltare John Brown's Body, composta proprio intorno al 1861. Divenne una delle più famose canzoni nel corso della guerra di secessione americana dove veniva usata come marcia militare e canzone di battaglia e lo stesso John Brown divenne un martire della causa nordista. E' assurta a simbolo del sentimento abolizionista dell'Unione che, secondo la propaganda unionista, si batteva per la libertà degli schiavi e l'uguaglianza degli uomini contro i Confederali (Stati Confederati d'America) che invece sarebbero stati i difensori della schiavitù. Il canto fa riferimento al famoso episodio di John Brown. Un abolizionista nero che nel 1859 tentò di dare il via a una rivolta in Virginia per liberare gli schiavi e per questo venne condannato a morte.




Ma anche a leggere La capanna dello zio Tom, che molti critici ritengono che esso possa aver alimentato la causa abolizionista. Solo negli Stati Uniti, nell'anno successivo alla sua pubblicazione ne furono vendute 300.000 copie. Il figlio dell'autrice scrisse che quando il presidente Lincoln incontrò l'autrice, H.B. Stowe, all'inizio della guerra dichiarò: "Allora questa è la piccola signora che ha scatenato questa grande guerra".


lunedì 10 aprile 2017

Wattpad

Oggi parlo di Wattpad, un vero fenomeno editoriale che oggi viene descritto dalle indagini di marketing come ‘romanzo adolescenziale’ o “young adult”, se andate a vedere la classifica delle vendite non si può che dare ragione a questi termini. Praticamente Wattpad è un social dove la smania di sesso pronto ma senza eclatanti dettagli porno e con molte allusioni, dato in pasto a teenager tra i 12 e i 18 anni che altrimenti non leggerebbero nemmeno le pubblicità sugli autobus. Dove si legge velocemente e, soprattutto, in ogni posto. Prerogativa fondamentale per gli adolescenti, che a sedersi a leggere non ci pensano nemmeno!
Detto questo, Wattpad è un fenomeno editoriale, nelle foto leggerete che va molto forte soprattutto in America e oriente. Il segreto del successo della community, nata nel 2006 da un’idea di Allen Lau e Ivan Yuen come app per scaricare ebook su l’ iPhone, sta tutto qui: nella categoria “Storia d’amore”. 
Sicuramente Wattpad è una nuova frontiera per gli adolescenti, che ci piaccia o no, e quindi non possiamo far finta di niente. Nelle foto che posto, leggerete che il social ha 45 milioni di utenti al mese, di cui 1 milione in Italia. Numeri di fronte ai quali non si può scherzare.

Fonte: web.



sabato 8 aprile 2017

John Fante

Oggi è l'anniversario della nascita di uno degli scrittori che amo di più, John Fante. Lo scrittore italo americano nacque a Denver l'8 aprile del 1909. E' il classico scrittore di cui bisogna conoscere la vita per capire bene le sue opere, di cui vi consiglio Chiedi alla polvere, La confraternita dell'uva, Sogni di Bunker Hill, anche se in realtà vi direi di leggere tutti i suoi libri, romanzi e racconti. 
Trovo che una sua caratteristica meravigliosa fosse la semplicità dello stile. Unita all’ italianità che in Fante è fondamentale e si ritrova in tutta la sua opera, per far capire che gli italiani, gli immigrati in generale, non erano poi così male. E poi? Poi il suo alter ego si chiama Arturo Bandini, un giovane che non diventa mai vecchio e vuole diventare scrittore, nonostante tutte le difficoltà di materiali e creative. Forse mi ci ritrovo.



Questo un estratto di Chiedi alla polvere, parte del libro che porto tutti i giorni con me... 

Una suprema indifferenza ricopriva il deserto e l’eterno rinnovarsi dell’alba, e tuttavia il mistero di quelle colline, il loro segreto consolatore rendevano la morte senza importanza.

giovedì 6 aprile 2017

I primi live con L'UOMO CHE PIANGEVA IN SILENZIO

Buongiorno, e non potrebbe che essere così! 😍✨
L'uomo che piangeva in silenzio è uscito ed inizio col darvi qualche data di presentazione del romanzo.
E' acquistabile tramite tutti i canali di vendita e direttamente da qui: edizionidelfaro.it/l'uomochepiangevasilenzio.

➤ 23 aprile, Pianoro - BO 
➤ 13 maggio, Loiano - BO
➤ 31 maggio, Cento - FE [reading musicale con Massimo Danieli]
➤ 9 giugno, Bologna
➤16 giugno, Piove di Sacco - PD [ con il live "Effetti collaterali" di American Ciacoe]
➤ 6 luglio, Monzuno - BO



Per organizzare eventi con me, interviste, presentazioni, ecc., contattatemi via mail: maurofornaro76@gmail.com


Nel sito del mio editore - www.edizionidelfaro.it - e nelle librerie online e non, potete trovare anche gli altri miei libri, saranno acquistabili anche durante le presentazioni. 
In ogni caso, ve li riepilogo:

mercoledì 5 aprile 2017

Il perché di un romanzo breve

Nei giorni scorsi ho trovato nel web un articolo che parla di romanzi brevi, completo lo trovate qui ---> paroleacolori.com/romanzibrevi. Visto che il mio prossimo libro, L'uomo che piangeva in silenzio, lo è, vi do qualche motivo per leggerne uno. 
Condivido la prima parte dell'articolo: Chi ha detto che per scrivere un capolavoro ci si debba dilungare per centinaia e centinaia di pagine? Che serva uno spazio sterminato, per trasmettere qualcosa e coinvolgere i lettori? Così come capita anche in altri campi, molto spesso “il vino buono si trova nella botte piccola”.
Condivido in pieno, la scrittura è tutto: romanzi brevi, poesie, racconti, madrigali, ecc.

Se avete ancora dubbi, vi do qualche titolo preso dell'articolo: 
Cronaca di una morte annunciata, G. Garcia Marquez
Un gioiello della letteratura sudamericana novecentesca, forse il miglior romanzo di Garcìa Màrquez dopo “Cent’anni di solitudine”, che però, vista la mole, richiede molto più tempo per essere letto. “Cronaca di una morte annunciata” è stato pubblicato nel 1981, e l’anno successivo l’autore ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.
La fattoria degli animali, George Orwell
A scuola insegnano che Orwell, attraverso questa geniale allegoria satirica declinata in chiave animalesca, intendeva raccontare a modo suo la rivoluzione russa che si mutò in stalinismo. Ma ridurre questo capolavoro breve alla satira di un episodio specifico, seppur importante, è riduttivo. “La fattoria degli animali” spiega il potere e l’umanità di qualsiasi epoca, compresa quella attuale, quelle passate e quelle future.
La metamorfosi, Franz Kafka
Benché di mestiere facesse l’assicuratore e dovesse quindi relegare la scrittura a passatempo non retribuito, Franz Kafka è riconosciuto come gigante della letteratura europea novecentesca: un autore troppo avanti per i suoi contemporanei. “La metamorfosi” costituisce il suo capolavoro, con la geniale (e spaventosa) allegoria esistenzialista dell’uomo tramutato in insetto. Anche in questo caso l’autore riesce a risolvere il capolavoro nella brevità di un racconto che spesso viene edito come volumetto a sé.
Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway
Un grande romanzo classico scritto da uno dei grandi scrittori del Novecento. Un uomo anziano pesca da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo. Sono ormai ottantaquattro giorni che niente abbocca all’amo. Attraverso questa scena, Hemingway affronta tematiche importanti come il coraggio, la tenacia dell’uomo di fronte alla Natura, la paura della morte, la vecchiaia.
Colazione da Tiffany, Truman Capote
Truman Capote, famoso per il realismo e le tinte forti dei suoi lavori di stampo giornalistico, racconta in questo libro la storia di una giovane che cerca e allo stesso tempo teme la stabilità. Ingenua e sognatrice, la protagonista affronta la vita, e tematiche come amicizia, denaro, compromessi, scelte e casualità si intrecciano nel romanzo.

lunedì 3 aprile 2017

Prima intervista!

Eccomi! Buona settimana e buon ascolto della prima intervista sul mio ultimo romanzo che mi ha fatto il caro amico Bruno per la sua Radio Veneto Nebbia. Per ascoltarla basta cliccare qui ---> youtube/intevistaR.V.N.

Portate pazienza veramente ancora poco, ormai il libro è pronto. Basta veramente poco, magari già domani avrò qualche novità...



Per organizzare eventi con L'uomo che piangeva in silenzio, scrivetemi a maurofornaro76@gmail.com e non dimenticatevi di...

venerdì 31 marzo 2017

Elvis e L'uomo che piangeva in silenzio

Nel mio romanzo, L'uomo che piangeva in silenzio, in uscita entro pochissimi giorni, parlo di varie canzoni che mi aiutano nella narrazione. Oggi vi propongo un stralcio dove si parla di una canzone di Elvis e anche il video della canzone stessa. 

Ogni tanto guardavano fuori, stava scendendo la sera. Lui interruppe il silenzio. “Resteremo insieme per tutta la vita, come i nostri sogni quando volano ad abbracciare il cielo”. Lei chinò la testa, i capelli le coprirono la faccia e una lacrima le solcò la guancia e velocemente andò a baciarle il sorriso. Una radiolina riempì il silenzio che assieme avevano creato, Elvis cantava because i love you too much baby. Tutto era rimasto fuori, tutti i problemi, le difficoltà. Soprattutto il passato. La felicità è accettare la vita, ora lo sapeva anche lui.



Per organizzare eventi con L'uomo che piangeva in silenzio,  scrivetemi a maurofornaro76@gmail.com e non dimenticatevi di...

martedì 28 marzo 2017

Quando il libro è non cartaceo

Visto che si parla spesso di libri cartacei e di libri elettronici, e visto che sono parte in causa, vi dico la mia e vi faccio leggere parte di un articolo che completo lo trovate qui: lastampa.it/librielettronicifrenanolalettura.
Sono a favore dei libri cartacei, se devo leggere un libro lo leggo cartaceo. Anche i miei libri, intendo quelli che ho scritto io, mi fanno un effetto diverso quando li posso toccare e quando invece li vedo scaricati come e-book. Se leggo su carta comprendo tot, se leggo su di uno schermo comprendo tot -.
In ogni caso, non sono contrario all' e-book, motivo? Ognuno deve leggere nella maniera che preferisce. 
Ora vi riporto l'articolo di cui vi ho accennato. Da uno studio dell’università Murdoch del Queensland, in Australia, si evince che i nativi digitali sono capaci di passare con disinvoltura dal tablet alla carta stampata, dalla saga fantasy in videogioco a quella cartonata. Ma leggere su carta stampata o su uno schermo non è la stessa cosa. Un’affermazione intuitiva, per chiunque abbia provato le due modalità: ma adesso dimostrata da uno studio fatto su mille bambini all’università Murdoch di Perth, in Australia, per cui quelli che leggono su iPad, computer e telefonini leggono meno. «Dare ai bambini congegni elettronici per leggere inibisce la lettura», è la conclusione della ricerca guidata da Margaret Merga del Dipartimento di Educazione dell’ateneo. 
Il motivo principale sarebbe il «media multitasking». «Leggere su congegni collegati in rete causa distrazione, invitando al salto continuo da una pagina all’altra...
Specialmente problematici in questo senso sono i telefonini, che molti teen ager usano anche per leggere, ma su cui sono continuamente interrotti da messaggi e avvisi social, Al progetto hanno partecipato 997 alunni degli ultimi tre anni delle elementari, ai quali è stato chiesto con che frequenza leggono libri nel tempo libero, se possiedono Kindles, iPad, o telefoni cellulari, e se li usano per leggere. «La frequenza di lettura è minore quando i bambini dispongono di un maggior numero di questi congegni»... 
In realtà forse i nativi digitali lo sapevano già senza bisogno della ricerca. Secondo un altro studio della stessa università infatti il 60% preferisce i libri «fisici» a quelli digitali un po’ perchè amano il senso di possesso, l’oggetto sullo scaffale, un po’ perchè preferiscono la sensazione di sfogliare le pagine...

giovedì 23 marzo 2017

Continuo a fare quello che mi piace

Esattamente un anno fa scrissi un post con lo stesso titolo di quello di oggi. Dicevo che: dico quello penso, come sempre, anche se spesso decido di non parlare: se tutti pensassimo a fare quello che ci fa stare bene, staremmo tutti meglio. Quindi io continuo a fare quello che mi fa stare bene, scrivo. E visto che proprio oggi va in stampa L'uomo che piangeva in silenzio, continuerò a farlo. 
Questa poesia sarà presente nel prossimo libro, uscirà a fine anno. Il titolo è Cosa ne sarà dei tuoi libri quando io sarò morto?



Il tuo talento è fuori discussione
e anche le leggende attorno al tuo personaggio.
Ma io
che ti conosco bene
voglio chiederti una cosa:
Cosa ne sarà dei tuoi libri quando sarò morto?
A chi li lascerò, ai passeri?
All’inevitabile scorrere del tempo?
Come potranno fare senza di me?
Ho domande, ma non risposte.

Con chi condividerò il sapore della solitudine?
La dolce e insaziabile sensazione che la vita ci sta prendendo
per il culo.
La letteratura perderà un onesto conservatore
dei tuoi libri.
Ma anche questo non aiuta a dare risposte.

Io e te siamo gli adulti più insicuri
degli ultimi duemila anni
e questo mio lungo girovagare
di pensieri
che portano in nessun posto
perché
l’altrove esiste solo a parole
mi porterà a morire sulla pancia di Silvia.
Ma pure questo non dà risposte
alla mia domanda.

Siamo due favolosi superficiali introspettivi
che stanno abbastanza bene solo quando
gli altri sono lontani.
La nostra vecchiaia assomiglia tanto
al degrado sobrio delle piccole stazioni di provincia.

Ma ora
caro amico
ho la risposta:
la farfalla vive anche se sa che morirà
domani.
Una bistecca trova comunque il suo perché
anche se il suo perché dura pochi minuti.
Come il tramonto,
la peste,
le bollette del telefono.
La vita non è un perché
può finire bene,
ora
freghiamocene delle paranoie
e beviamoci sopra.

Prosit!

Per organizzare eventi con L'uomo che piangeva in silenzio: maurofornaro76@gmail.com

martedì 21 marzo 2017

World Poetry Day

Oggi si festeggia la Giornata Mondiale della Poesia, la festeggio a modo mio che, come spesso, non è il modo degli altri. 
Questa poesia è tratta da Una complessa semplicità, libro che presenterò, assieme a L'uomo che piangeva in silenzio, il 23 aprile a Pianoro.


Mi vergogno
un poco, appena.

Sono così,
imperfetto.
Così imperfetto
da essere
speciale
nelle mia
imperfezione.

Un sabato sera
passato a bere
vino.
Dando le spalle
a tutti.
Facendo finta
di non vedere
e non sentire
niente.

Tranquillo, aspetto.

Aspetto ciò che voi, non vedrete mai
non sentirete, non capirete mai

Ma io aspetto, tranquillo
senza fretta
senza nessuna pretesa

Perché chi ha gli occhi
per sapere
non mi ha mai offeso.

Guardate Dio.
Non mi ha mai offeso
io no, invece
e questo è un punto a suo favore
e gliene do atto.

Le foche lavorano
sott’acqua, in mezzo
alle alghe

Il castoro si organizza
per affrontare i lunghi mesi di gelo

E ciò che a voi
sembra così stupido
è invece molto intelligente
cari miei idioti del
sabato
sera.


lunedì 20 marzo 2017

Se proprio non volete leggere...

In attesa del mio libro, in settimana avrete altre novità e le prime date di presentazione e gli altri eventi, oggi vi do qualche motivo per non leggere... L'articolo completo lo trovate qui: paroleacolori/10motivipersmetteredileggereunlibro. Ovviamente non è un invito, vale soprattutto per i miei libri😂, e non è neanche una pratica che faccio io. Sono abbastanza selettivo nei titolo, difficilmente sbaglio, ma ammiro molto le persone che provano a leggere libri andando incontro al destino. 
Qui sotto i dieci motivi per cui si può non leggere un libro fino alla fine, in corsivo i miei commenti: 

1. ODIATE IL PERSONAGGIO PRINCIPALE - questo è un motivo sciocco - 
C’è una grossa differenza tra un personaggio sgradevole e uno con cui non riusciti in alcun modo a entrare in sintonia. Se leggendo un libro non riusciti in alcun modo a capire i tormenti e il punto di vista del protagonista, e al contrario vi ritrovate a detestarli sempre più mano a mano che passano le pagine, è il momento di far uscire il personaggio dalla vostra vita e trovarne uno che vi piaccia.

2. CONTINUATE AD ADDORMENTARVI MENTRE STATE LEGGENDO - avete sbagliato libro o avete sbagliato periodo? - 
È vero che leggere è un ottimo modo per mettersi a proprio agio prima di dormire, ma se il libro che avete tra le mani vi manda ko in qualunque momento lo stiate leggendo… forse è il momento di considerare altre opzioni. Va bene che leggere è un’attività rilassante, ma non così tanto da farvi chiudere gli occhi ogni volta.

3. MENTRE FATICATE A FINIRE QUEL LIBRO NE AVETE LETTI ALTRI - cosa che faccio sempre - 
Uno dei modi più semplici per capire se la vostra lettura corrente merita o meno di essere portata a termine è contare quanti altri libri avete letto, e finito, nel frattempo.

4. CONTINUATE A SOFFERMARVI SUGLI ERRORI LESSICALI, STILISTICI, GRAMMATICALI - siete scemi, dovete capire il messaggio del libro, non farvi i cxxxi dello scrittore -
Quando iniziate a prestare più attenzione all’editing del testo che alla storia, chiaramente questa non vi ha preso più di tanto. Mettete via matite, evidenziatori e post it, e trovate qualcosa dove non ci siano così tanti errori che possono distrarvi.

5. STATE LEGGENDO QUEL LIBRO SOLO PERCHÉ AL MOMENTO È DI MODA - vi meritate anche una birra analcolica - 
Non vorremmo parlare come i vostri genitori ma… se i vostri amici si gettano dal ponte, lo farete anche voi? Soltanto perché un libro è di tendenza e il mondo intero sembra lo stia leggendo – o lo abbia letto – non significa che dobbiate farlo anche voi. Avete provato a leggerlo, per capire di cosa parlano tutti e non giudicare solo per sentito dire, ma dopo un po’ vi siete stancati. Va benissimo. Mettete via il libro.

6. NON AVETE RISO NEPPURE UNA VOLTA - questo punto l'ha scritto una donna - 
… o pianto, o provato una qualsiasi altra emozione durante la lettura. Se il libro che state leggendo non vi smuove niente, in bene o in male, è il momento di andare avanti e trovare qualcosa capace di darvi le emozioni che meritate.

7. AVETE GIÀ CERCATO IL FINALE SU INTERNET - siete scemi! - 
Gli spoiler sono come le Sirene di Ulisse, e qualche volta la tentazione di scoprire quale sia il colpo di scena prima di arrivare a leggerlo è semplicemente troppo forte. Se leggendo un libro vi accorgete che vi interessa solo sapere il finale, e lo avete oltre tutto già letto online, andate avanti. Sapete ciò che vi serve sapere, adesso è il momento di trovare un romanzo che valga la pena leggere per intero.

8. CONTINUATE A PENSARE AI LIBRI CHE LEGGERETE DOPO QUESTO
Se siete intrappolati tra le pagine di un libro che non vi piace, perché torturarvi fino all’ultima pagina e impedirvi di passare a qualcosa che vi interessa davvero? Molte cose della vita sono fuori dal nostro controllo, ma la lettura non deve essere una di queste – quanto meno se avete finito la scuola.

9. I VOSTRI SOGNI AD OCCHI APERTI SONO PIÙ INTERESSANTI
Volare con l’immaginazione mentre state leggendo non inusuale per voi, ma quando iniziate a preferire le vostre fantasticherie al libro stesso… be’ è il momento di trovarne un altro. Dopo tutto, si suppone che i libri siano il vostro modo di scappare dalla realtà, non la cosa da cui cercate di scappare.

10. IL MOMENTO DI ANDARE A LETTO – IL MOMENTO IN CUI DI SOLITO PREFERITE LEGGERE – VI SPAVENTA
Si suppone che il tempo libero, i momenti che potete passare in compagnia di un buon libro siano qualcosa che non vedete l’ora di vivere. Quando l’idea di aprire la vostra lettura vi mette ansia, e andare a letto perde la sua aura di magia, è chiaro che qualcosa non va. Leggere deve portarvi sensazioni positive, non deve ridursi a un’altra voce nell’elenco delle cose che dovete fare ogni giorno.

venerdì 17 marzo 2017

Stand by me, aspettando L'UOMO CHE PIANGEVA IN SILENZIO

Non può mancare questa canzone nel mio romanzo, siccome parlo anche del racconto - che dà spunto al film - tratto dal libro "Stagioni diverse" di King, questo è il video più adatto. 

In attesa del libro vi chiedo di: 

Per organizzare un evento con me: intervista, presentazione, ecc., scrivetemi in privato: maurofornaro76@gmail.com.



mercoledì 15 marzo 2017

Charlie e le sue paure

Il mio romanzo, L'uomo che piangeva in silenzio, ormai è pronto. A giorni sarà disponibile. Per avere tutte le novità seguitemi anche sui social. Cliccate il mio nome e mi troverete!
Intanto oggi ripropongo un estratto proprio dal mio ultimo romanzo.

Le paure erano sue amiche ma forse lui non lo era ancora diventato, amico di se stesso. Sospirò profondamente e sentì un po’ di pace.
Si chiuse il cappotto invernale fino al bavero. La nebbia arrivata a metà del suo viaggio, non si era alzata di un centimetro. La pianura padana sembrava una distesa di nulla in mezzo al nulla. In giornate come quella, la nebbia rendeva gli uomini ciechi, per questo la si poteva confondere con l’odio.


Ph: Martin Daniela @laddani

domenica 12 marzo 2017

Kerouac

Il 12 marzo del 1922 nasceva Jack Kerouac Considerato, a ragione, uno dei maggiori e più importanti scrittori americani del suo secolo e uno dei padri del movimento Beat. Fu proprio Kerouac a coniare il termine beat, con intento religioso e non politico-contestatario, come lo fu invece per la maggior parte degli scrittori legati al movimento beat. Beat per lo scrittore era l'equivalente di "beato":
« Fu da cattolico [...] che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d'Arco a Lowell, Mass., e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola “Beat”, la visione che la parola Beat significava beato.»
Non a caso è uno dei pochi scrittori della Beat Generation che ammiro in pieno e che considero abbia fatto qualcosa per la letteratura. Il suo stile era immediato, per questo è sempre stato uno degli scrittori che mi ha sempre dato molto carburante per scrivere. Anche se, lo ammetto senza problemi, non è uno dei miei cinque scrittori preferiti. Dei molti altri scrittori della Beat vi ho già detto che in realtà erano noiosi e privi di interesse, hanno solo cavalcato l'onda.
Ovviamente vi consiglio il suo libro più famoso, On the road, ma non dovete disdegnare anche I sotterranei e Big Sur.


venerdì 10 marzo 2017

Father and son, aspettando il romanzo

C'è anche questa canzone nel mio prossimo romanzo, L'uomo che piangeva in silenzio. Semplicemente splendida.

I was once like you are now, and I know that it's not easy,
To be calm when you've found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you've got.
For you will still be here tomorrow, but your dreams may not. 



mercoledì 8 marzo 2017

Scuola e sport

Oggi riporto in parte un articolo, completo lo trovate qui: ideacalcio.net/rapportotrastudioeallallenamento, che parla del rapporto tra rendimento scolastico e frequenza sportiva. Ne ho parlato anche in un mio post dell'anno scorso, dove, per riassumervi velocemente il discorso, sostenevo che: se i genitori sono disponibili al dialogo ci parlo volentieri e si decide insieme cosa fare con il figlio. Se invece, come spesso capita, i genitori comunicano soltanto la loro decisione, non mi metto a discutere con loro e prendo atto della loro decisione. Non ho tempo da perdere con i procuratori dei propri figli. Il post è questo: maurofornaroblogspot/setuofigliovamalescuola.
A proposito di attività motoria, negli ultimi mesi ho scritto anche questo: maurofornaroblogspot/sedentarieta - maurofornaroblogspot/losportnondovrebbefarbene.


L'articolo dice: Sono anni che ormai sostengo che non esista nessuna relazione FONDATA tra la giustificazione : DEVO STUDIARE e NON VENGO A CALCIO… e così, arrivato a fine anno calcistico sono andato a vedermi il rapporto tra il numero di presenze totali di ogni “giocatore” e l’esito finale scolastico.
SQUADRA ALLIEVI, quindi seconda e terza superiore :
1- B.E. 87% di presenze e PROMOSSO
2- B.B. 81% di presenze e PROMOSSO
3- B.M. 38% di presenze e RIMANDATO con 2 materie
4- B.M. 80% di presenze e PROMOSSO
5- C.L. 86% di presenze e PROMOSSO
6- C.C. 71% di presenze e PROMOSSO
7- C.N. 93% di presenze e RIMANDATO con 1 materia
8- G.A. 72% di presenze e PROMOSSO
9- L.G. 55% di presenze e RIMANDATO con 1 materia
10- M.G. 76% di presenze e PROMOSSO
11- M.K. 62% di presenze e PROMOSSO
12- O.A. 40% di presenze e BOCCIATO
13- P.A. 30% di presenze e PROMOSSO
14- P.A. 73% di presenze e PROMOSSO
15- R.M. 62% di presenze e PROMOSSO
16- S.G. 79% di presenze e PROMOSSO
17- T.F. 47% di presenze e RIMANDATO con 3 materie
18- T.A. 73% di presenze e PROMOSSO
19- U.A. 61% di presenze e RIMANDATO con 3 materie
...
Per il resto si può vedere che :
– nei ragazzi in cui la percentuale di presenze è alta, l’esito scolastico è stato positivo.
– nei soggetti rimandati (4 casi) o bocciati (1 solo caso) si rileva anche una bassa presenza agli allenamenti, 38% – 55% – 47% e 61%.
Come volevasi dimostrare non esiste a mio avviso una vera relazione tra le due variabili prese in esame.
Quasi sempre sono i genitori a mettere lo studio davanti ad ogni cosa e in parte sono assolutamente favorevole. Nel calcio che “non conta” (discorso PROBABILMENTE diverso tra i professionisti), lo studio DEVE AVERE ASSOLUTAMENTE la priorità ma non sono le 2 ore di allenamento a non permettere al ragazzo di studiare.
...
E’ vero che la fascia d’età che ho preso in esame è senza dubbio la più difficile da gestire (le statistiche ci dicono che tra i 16-17 anni c’è la più alta incidenza di abbandono dall’attività sportiva) ma in diversi casi sono ANCORA i genitori a non permettere ai ragazzi di divertirsi un paio d’ore, con la conseguenza poi che sui libri ci stanno ancora più MALVOLENTIERI!!

lunedì 6 marzo 2017

Una citazione aspettando il romanzo

Nel mio prossimo libro, L'uomo che piangeva in silenzio, userò una citazione da una poesia di Pier Paolo Pasolini. Penso sia un libro pieno d'amore, anche se in realtà analizzo soprattutto la solitudine e le paure dell'essere umano. Quello che cerca Charlie, il protagonista, è semplicemente amore. 
La citazione è questa: 


Il libro, come vi ho detto, è quasi pronto. Manca la copertina e poco altro. Nel frattempo, se avete voglia potete farvi follower del mio blog: home page ---> lettori fissi ---> segui. 
Per organizzare eventi con me, contattatemi a maurofornaro76@gmail.com.
Prossimamente vi darò le prime info del mio tour promozionale, ma se vi va di avermi vicino a casa vostra...

venerdì 3 marzo 2017

Charlie e i suoi silenzi

Nel mio romanzo, L'uomo che piangeva in silenzio - in uscita tra qualche settimana, parlo molto di solitudine. Sia quella voluta, ricercata e quindi ben accetta, sia quella subita. Che in altre parole potremmo parlare di abbandono. 
Oggi riprendo un articolo di ieri di una amica, completo lo trovate qui: alessiafrasson.com/Silenzipienidiparole, che parla del silenzio. Proprio chi cerca la solitudine ha bisogno di silenzio, per riflettere, per scrivere o magari semplicemente per stare in pace. Come il protagonista del mio romanzo, Charlie. Nell'articolo si legge: 
Parole, di un'amico che si lamenta del lavoro.
Parole, di un capo che ci porta al limite e non ci ascolta.
Parole, parole, parole.
Tutto il giorno siamo immersi di parole...
Eppure stare in silenzio fa enormemente bene.
...
perché è nel silenzio che prende vita il dialogo con noi stessi:
quel dialogo interno che ci aiuta a conoscerci meglio,
a capire che cosa desideriamo veramente,
che ci aiuta a ritrovare contatto con noi stessi.
E proprio come si legge nel post di Alessia, le stesse cose le sostiene Charlie: Le parole a volte, stanno bene nei silenzi.

mercoledì 1 marzo 2017

Long nights

L'uomo che piangeva in silenzio inizia proprio così: Si trovava nella sua piccola casa in montagna, fuori era buio e dentro c’era una sola candela a illuminare un po’ l’ambiente. Ascoltava Long nights di Vedder e la chitarra lo accompagnava nei suoi pensieri.
Tra poco settimane avrete la possibilità di leggere tutto il romanzo. Intanto, gustatevi questo capolavoro. 


lunedì 27 febbraio 2017

John Steinbeck

Il 27 febbraio del 1902 nasceva John Steinbeck. Nel suo libro più famoso, Furore, ha descritto in maniera chiara e cinica la disperazione di chi non ha più nulla e che cerca, disposto a tutto, un posto migliore dove poter vivere. Nel libro l'intreccio tra l'uomo e la natura è inscindibile, cosa che pare che ci siamo dimenticati noi "moderni". Furore, ambientato durante la grande depressione, è una spiegazione - non voluta? - di questo secolo.

Le strade pullulavano di gente assetata di lavoro, pronta a tutto per il lavoro. E le imprese e le banche stavano scavandosi la fossa con le loro stesse mani, ma non se ne rendevano conto. I campi erano fecondi, e i contadini vagavano affamati sulle strade. I granai erano pieni, e i figli dei poveri crescevano rachitici, con il corpo cosparso di pustole di pellagra. Le grosse imprese non capivano che il confine tra fame e rabbia è un confine sottile. E i soldi che potevano servire per le paghe servivano per fucili e gas, per spie e liste nere, per addestrare e reprimere. Sulle grandi arterie gli uomini sciamavano come formiche, in cerca di lavoro, in cerca di cibo. E la rabbia cominciò a fermentare.


venerdì 24 febbraio 2017

Qualche altra info

Il mio romanzo, L'uomo che piangeva in silenzio, è ormai pronto. Sto rileggendolo per l'ultima volta e poi andremo in stampa. Sono veramente contento di pubblicare ancora con Edizioni del Faro, con l'editore sto lavorando anche ad altri due libri, usciranno tra la fine del '17 e l'inizio del '18. Saranno una raccolta di poesie e una di racconti, ma ci sarà tempo per parlare anche di questi progetti.
L'immagine di copertina, non sarà questa sotto, sarà curata dalla "mia" fotografa Daniela Martin. Ho già numerose date di presentazione in ballo, alcune sono già state fissate. Dopo tanti anni di impegno e di ricerca, a volta disperata, di contatti e location, inizio ad essere cercato e contattato. Sono soddisfazioni, o magari solo botte di culo.
In ogni caso, per info e organizzazione eventi, scrivetemi a maurofornaro76@gmail.com. Nelle prossime settimane pubblicherò qualche stralcio del romanzo in questo blog e sempre nel blog avrete tante alte novità.
Grazie a tutti quelli che mi stanno aiutando. 


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martedì 21 febbraio 2017

Aspettando il mio romanzo

Mi sono imposto di non scrivere per qualche giorno. Sto scrivendo cose abbastanza destabilizzanti e non volevo che la scrittura mi dominasse troppo. Oltre a questo, sono stato insieme con mio figlio per tre giorni, quindi da venerdì mattina alle 12.15 di oggi non ho scritto. Ho letto poco, ma quel poco mi è bastato per trovare nelle parole di Raymond Carver la forza per non smettere di vivere nelle parole: Il fatto è che se uno scrittore è ancora vivo e sta bene (e uno scrittore sta bene, finché continua a scrivere) e può voltarsi indietro a guardare da una grande distanza i suoi primi tentativi senza doversi sentire troppo intimidito o a disagio, per non dire imbarazzato rispetto a quello che faceva all'epoca - be', io dico che per lui è un bene. Ed è un bene anche qualsiasi cosa lo abbia ispirato e stimolato a continuare. Dato che le soddisfazioni sono quelle che sono in questo mestiere, cioè abbastanza poche e rare, gli dovrebbe essere perdonato se prova una qualche soddisfazione in quel che vede: una continuità nell'opera, che naturalmente vuol dire anche una continuità nella vita.  

venerdì 17 febbraio 2017

La vera poesia

Ho fatto passare San Valentino e ora parlo di poesia. Non che mi vergogni nel parlare di poesia, anzi. Ma in quel giorno la "usano" tutto. Appunto, la usano...
Questa è una canzone fantastica, con un testo superlativo. Al limite della perfezione. Perché? Perché parla dell'amore e quindi della vita, perché l'unica risposta da dare alla domanda cosa è l'amore è, inevitabilmente, vita. In questa canzone c'è la vita, ma anche la tristezza, la passione (la notte ti vengo a cercare) e l'assolutezza che dà l'amore alle persone innamorate (io sento i miei sogni svanire, ma non so più pensare a nient’altro che a te). C'è un senso di dipendenza mascherato dal vuoto dell'assenza, proprio quello che proviamo quando la persona amata non è vicino a noi.
Avrei voluto scriverla io questa poesia. 



mercoledì 15 febbraio 2017

Perdere tempo e non leggere

Resto sempre in ambito di lettura, o meglio, di non lettura. Ripropongo in parte un articolo che completo lo trovate qui: libreriamo/neltempochepassiamosuisocial... 
Oggi si parla del tempo che perdiamo sui social piuttosto che leggere. Ovviamente l'articolo vale solo per quelli, sfigati, che passano il loro tempo libero sui social senza leggere. E' questo l'errore, passare del tempo sui social senza leggere. Tu che mi stai leggendo stai ovviamente facendo la cosa giusta!
Nell'articolo si legge... Una delle frasi che più spesso si sentono dire da chi non legge o legge poco è la seguente: “Non ho il tempo di leggere”. Tanto che chi invece legge, di fronte a una frase del genere, si sente una persona inoperosa e comincia a chiedersi se potrebbe far di più, se lavora troppo poco, nonostante il sole non sia ancora sorto quando esce di casa e sia invece già tramontato quando torna. Guarda quanto lavora lei, pensa. Non ha neppure il tempo di leggere. 
Io, invece, siccome non faccio un cxxxo tutto il giorno trovo il tempo per leggere una decina di libri all'anno e a scrivere una media di un libro ogni 18 mesi...
Infatti... In realtà molto spesso una persona legge o meno non tanto in base al tempo libero che ha ma in base a come decide di impiegare il proprio tempo... in media passano sui social network all’anno 417 ore, ovvero quante ore mediamente si impiegano a leggere 200 libri. Naturalmente si parla di statistiche, numeri, che sono però indicativi per quanto riguarda l’incredibile disponibilità di tempo che in realtà abbiamo. Ricordiamoci che Michael Althsuler diceva che “la cattiva notizia è che il tempo vola” ma “la buona notizia è che sei il pilota”.

lunedì 13 febbraio 2017

Comprare per non leggere...

Visto che sono in un periodo di attesa per l'uscita del mio prossimo libro, sono particolarmente sensibile a tutto ciò che parla di lettura. Oggi vi propongo parte di un articolo, completo lo trovate qui: rivistastudio/comprarelibrichenonsileggono, che disserta su coloro che comprano libri e poi non li leggono. Premetto che odio queste persone. 
Nell' articolo si legge... tutti acquistiamo e regaliamo più libri di quanto non sia umanamente possibile leggere e nessuno ci trova nulla di male. Al contrario, l’intera industria editoriale si regge, e neppure troppo bene, su questa incongruenza tra il tempo a disposizione e il numero di volumi acquistati. Quanti libri è possibile leggere in una vita? E quanti è realistico aspettarsi di leggerne? Verso la fine dei suoi giorni, guardando affranto la sua biblioteca colma di volumi non goduti, Winston Churchill stimò di averne letti cinquemila. Una cifra verosimile, per un lettore straordinariamente vorace quale era Churchill, che però risulta ottimista anche per molti di coloro che rientrano nella categoria di lettori forti. 
Ma acquistare libri non è sempre stato qualcosa di apprezzato... Non a caso il loro accumulo è stato a lungo una pratica disprezzata nella cultura occidentale, ... nel Medio Evo gli europei guardavano con sospetto «l’estesi capricciosa e passionale» con cui gli arabi collezionavano volumi, e ancora nel Secolo dei Lumi era considerato immorale fare incetta di libri (acquistando più testi di quanti non ne possa leggere, il collezionista interrompe la trasmissione del sapere in essi contenuto e priva i suoi concittadini della possibilità di accedervi, questo il ragionamento). È soltanto dall’inizio del Novecento, ..., che l’accumulo di vaste biblioteche private è iniziato ad essere vista, quasi universalmente, come un’arte nobile a sé stante, indice di raffinatezza e di amore della cultura, indipendentemente dal numero di libri effettivamente letti. 
Ma questa è la riflessione che mi piace di più, legata a quello che sostengo da tempo: con l'avvento di internet l'acquisto di libri è diventato una qualcosa da farsi tanto perché mi costa poca fatica. Come acquistare la cover di un cellulare o un oggetto, che poi non utilizzeremo, per la cucina...Viviamo in un’epoca in cui, almeno tra le persone più evolute, l’acquisto di oggetti destinati a restare inutilizzati è disprezzato. Non si smette di dire, tra gli esperti di moda, che bisognerebbe comperare meno e comperare meglio, che fare incetta di capi low cost è sbagliatissimo (va bene, costa solo nove euro, ma poi te lo metti?), danneggia l’ambiente e incasina il nostro guardaroba, insomma è una tentazione cui resistere (altro mantra: se non indossi un capo da un anno, disfatene e sappi che acquistarlo è stato un errore). Perché, allora, comperare libri dovrebbe essere diverso?
Walter Benjamin descriveva l’arte di collezionare libri proprio come una forma di collezionismo qualsiasi, senza per questo sminuirla: la bellezza, scriveva, sta tutta nella ricerca, nel possesso, nel circondarsi di oggetti che «sprigionano una marea di ricordi quando li si contempla» – ah, quel volume l’ho trovato in una bancarella di Francoforte, quell’altro durante un viaggio nella Turingia – e che, nel loro essere collezione, rappresentano una squisita «tensione dialettica tra i poli del caos e dell’ordine». Bibliofilo in senso stretto, Benjamin però collezionava volumi rari, o carichi di un significato particolare: un’edizione originale di Balzac, una raccolta di favole dei fratelli Grimm stampata a Grimma (la sola assonanza conferiva valore, per lui). Il processo di chi accumula libri, beh, normali, è diverso. Con il bibliofilo, però, il semplice accumulatore condivide la condizione di «non lettore», che secondo Benjamin era una caratteristica di chiunque possegga tanti libri.
Una decina d’anni fa il critico francese Pierre Bayard ha pubblicato un libro proprio sull’arte del «non-leggere», definita «non la semplice assenza della lettura, ma un’attività a sé stante» (il saggio è uscito in Italia nel 2012 col titolo "Come parlare di un libro senza averlo letto". Come coi nostri cervelli, dove le connessioni tra i neuroni sono più importanti dei neuroni stessi, anche la cultura somiglia più a un network che a una somma: «Non è una questione di avere letto un libro in particolare, ma dell’essere capaci di orientarsi tra i libri come sistema, cosa che implica il riconoscere che formano un sistema e il sapere individuare ogni elemento in relazione agli altri». Non c’è bisogno di avere letto tutto i Fratelli Karamazov per cogliere un riferimento al Grande Inquisitore, né bisogna avere letto l’Ulisse di Joyce né Omero per avere un’idea, fosse anche fugace, del rapporto tra i due. Un libro, dunque, è «un elemento di un insieme, che assume il suo significato come una parola assume il significato in relazione agli altri».
Se la cultura è una rete di libri che si parlano tra loro, un sistema di cui si può partecipare anche senza averli letti singolarmente, allora forse la tendenza diffusa ad accumulare libri che non leggeremo mai riflette il desiderio di appropriarci di una parte di quel sistema. 
Concordo su tutto, capisco se fai il collezionista. Ma se non lo sei, cerca di comprare libri che poi leggerai. Altrimenti illudi lo scrittore di essere letto, quando in realtà ha preso solo i soldi dei diritti d'autore. E comunque quando apri la bocca, si capisce che è da anni che non leggi!

sabato 11 febbraio 2017

Auguri a me!

Oggi è il mio compleanno, lo festeggio con dei video che da un po' di tempo mi accompagnano.











giovedì 9 febbraio 2017

Gli italiani non leggono #2

Martedì ho parlato delle abitudini di lettura degli italiani. Il post, con la fonte delle mie riflessioni, lo trovate qui: gliitalianinonleggono#1. Oggi completo la mia chiacchierata parlando delle letture sul digitale. Nell'articolo si legge che  L’uso di Internet è entrato in concorrenza con la lettura di libri, per lo meno per le fasce giovanili? Cosa che penso sia vera ma, è altrettanto vero che nella prima fase dell'ascesa di internet si è verificato il contrario, cioè i maggiori fruitori di internet erano anche i maggiori lettori di libri e più in generale fruitori di cultura. Ne sono assolutamente convinto. Penso che anche oggi, nel 2017 e ormai con dieci anni di "internet per tutti", chi legge ebook legge anche cartacei e viceversa. Chi non legge uno dei due formati non legge neanche l'altro. Eviterò di parlare ora della differenza tra leggere un cartaceo e lo stesso libro in formato ebook, oggi non voglio parlare di questo.
Nell'articolo si dice anche che è vero che la stessa lettura di ebook non decolla più di tanto. Sono solo 4 milioni coloro che hanno letto nell’anno un ebook, il 7% della popolazione.
Ma la riflessione più interessante è questa Leggere libri è elemento fondamentale di crescita culturale delle persone. Un po’ tutti dovremmo sapere che se un genitore legge, con molta più probabilità, anche suo figlio leggerà; se in casa ci sono molti libri aumenta la probabilità che i propri figli leggano; se si abituano i bambini a giocare con i libri fin da piccolissimi, anche fin da due anni, con molta probabilità leggeranno da giovani e da grandi. C’è un livello di intervento pubblico, di sensibilizzazione, di potenziamento delle biblioteche, di formazione degli adulti, ma anche uno di tipo privato. Ciascuno di noi può fare molto per investire in questa ricchezza, perchè una delle risorse, anche economiche, più durevoli e promettenti del nostro Paese è proprio la cultura.
Ma non è così. In Italia c'è un'industria della cultura, che pensa a fare soldi. Poi c'è chi fa cultura veramente. Non è la stessa cosa, perché lo scopo finale è diverso, nel primo caso si pensa solo a fare soldi, nel secondo si pensa in primis ai contenuti.
Gli italiani non solo non leggono, gli italiani trovano che tutto ciò che è culturale (cinema, teatro, ecc.) sia in secondo piano rispetto alle necessità primarie dell'uomo. Vi faccio un esempio, nei vari comuni italiani ci sono gli assessorati all'edilizia, lavori pubblici, e tanti altri. Poi c'è l'assessorato degli sfigati: sport, cultura e tempo libero...

martedì 7 febbraio 2017

Gli italiani non leggono #1

Riporto parte di un articolo che completo lo trovate qui: lastampa.it/fugadailibri.
Come si evince dal titolo parla delle abitudini, meglio dire non abitudini, di lettura degli italiani. L'articolo si limita a fare l'analisi dei soli lettori di libri, quindi la visione non è completa. A mio avviso non penso che cambierebbe di molto.
Giovedì completerò quanto devo dire parlando dei lettori digitali.
Iniziamo col dire che meno della metà della popolazione italiana legge libri e ovviamente la lettura di libri nel tempo libero è in forte calo.
Come si legge nell'articolo Abbiamo perso 3 milioni e 300 mila lettori dal 2010 ad oggi. È un problema serio che va affrontato. Se ci guardiamo indietro nel tempo ci accorgiamo che una certa evoluzione c’è stata, ma che non abbiamo mai brillato nella lettura di libri.

Vi riepilogo un po' di numeri:
  • primi anni 60 - 16,3% leggeva libri (3/4 della popolazione aveva al massimo la licenza elementare e l'8% era analfabeta).
  • metà anni 80 - 35% leggeva libri (leggono soprattutto le donne, primato mantenuto ancora oggi).
  • nel 2016 - 1/3 degli uomini e il 50% delle donne legge. 
L'articolo è desolante, soprattutto quando dice che La situazione si aggrava dopo il 2010, da quel momento la percentuale di lettori cala notevolmente. In sei anni svaniscono gli incrementi di lettori di libri realizzatisi nell’arco del decennio precedente. E ciò succede anche e soprattutto tra i giovanissimi che sono coloro che leggono di più. I lettori maschi tra 11 e 14 anni sono diminuiti più del 25%. Metà dei giovanissimi non legge, e se non si legge da giovani difficilmente si leggerà da adulti. Siamo un Paese in cui la lettura non ha mai realmente sfondato, abbiamo livelli più bassi rispetto ad altri Paesi europei, e con grandi differenze territoriali, 20 punti percentuali a svantaggio del Sud e grandi differenze sociali.  
L'articolo continua... La lettura è condizionata dalla capacità di comprendere ed interpretare in modo adeguato il significato di testi scritti. C’è bisogno di una competenza di base cruciale per garantire una effettiva capacità di utilizzo e valutazione delle informazioni. Questa capacità, la cosiddetta «literacy», è molto bassa nella popolazione adulta in Italia, molto più bassa della media Ocse.
Quindi, che il titolo di studio sia cresciuto non è stato sufficiente. Lo sosteneva il compianto illustre linguista Tullio De Mauro che dobbiamo «sconfiggere l’analfabetismo di ritorno», battere sulla formazione degli adulti, sulla riduzione delle disuguaglianze, perché la lettura possa riprendere a crescere. Inoltre, una riflessione va fatta sul forte calo della lettura di libri da parte dei giovanissimi negli ultimi anni. Si è diffusa ad una velocità incredibile...
Continuo a sostenere che, non basta urlare ai quattro venti che bisogna leggere e non basta fare qualche campagna qua e là, giusto per stare a posto con la propria coscienza. Continuo a dire che in Italia si pensa all' industria cultura e non a fare cultura. L'italiano non è nelle priorità degli italiani. Evidentemente è una lingua troppo complicata per questi anni, forse sarebbe meglio semplificarla...

domenica 5 febbraio 2017

La scrittura creativa

Le parole che leggerete a fine post sono tratte dal libro di William Burroughs di cui oggi ricorre l'anniversario della nascita, 5 febbraio 1914 Saint Louis, il cui titolo è le stesso di questo post. Uno degli scrittori fondamentali per creare la "mentalità alternativa" al potere, una delle vere radici della Beat. Difficile, forse più corretto dire complicato, da leggere, dovrebbe essere preso un po' più in considerazione quando si parla di letteratura americana. Ma così è, più facile fare i fighi con le frasi ad effetto di altri scrittori. Suoi eredi nell'essere così semplici nel parlare dei limiti umani, in primis i propri, e allo stesso tempo essere dolci e irriverenti, sono Bunker e Foster Wallace. Questo è un parere mio.

Gli scrittori sono tutti morti e scrivono tutti dall'oltretomba e niente commissioni... 

venerdì 3 febbraio 2017

Un po' di America che se ne va (veramente)

In un periodo in cui si rimpiange le vecchia america, quella di Obama, quella del paradiso perduto.
Quando invece la realtà parla di una nazione in cui le disuguaglianze sociali ed economiche sono estreme, dove il famoso 1% più ricco della popolazione possiede più di un terzo di tutte le ricchezze, dove il reddito della metà più povera della popolazione non è cresciuto negli ultimi trent’anni, mentre quelli di quell’1% si sono triplicati. Un paese che ha speso 700 miliardi di euro per salvare le banche che stavano per mandarlo a picco, sprofondando in una crisi per cui in un anno nove milioni di persone hanno perso il loro lavoro. Un paese in cui più di sei milioni di persone sono in prigione o in libertà condizionale, dove la proporzione dei neri detenuti è tripla di quella dei neri liberi. Un paese il cui governo progressista e sorridente ha espulso, dal 2009 al 2016, tre milioni di immigrati, mentre dichiarava che li stava aiutando. Un paese che ha guadagnato grandi fortune sfruttando la manodopera a basso costo e maltrattata di altri paesi, e che adesso si lamenta delle conseguenze. Solo l’anno scorso ha sganciato più di 26mila bombe in Siria, in Iraq, in Afghanistan, in Libia e nello Yemen. Un paese che ha ancora un campo di concentramento fuori del suo territorio in cui rinchiude chi vuole. 
Un paese armato, non serviva e non servirà Trump per definirlo tale, in cui la metà degli uomini possiede armi da fuoco, e in cui ogni anno 12mila persone muoiono colpite da una pallottola. Un paese in cui abbondano le sparatorie di massa, omicidi plurimi dettati dal caso, in cui un uomo armato uccide quante più persone possibile in una scuola, una chiesa, un bar, un centro commerciale: quasi centocinquanta dal 2000. Un paese in cui due persone su tre sono favorevoli alla pena di morte, e in cui tremila persone aspettano la loro esecuzione.
Un paese in cui quattro adulti su dieci credono che un dio abbia creato l’uomo così com’è oggi meno di diecimila anni fa, come dice la Bibbia, e poi parlate di progressismo di Obama...
Un paese in cui i grandi poteri economici assumono legalmente dei maneggioni per fare pressione sui legislatori e ottenere leggi in linea con i loro interessi. Un paese in cui un multimiliardario misogino e razzista può diventare presidente con il voto dei suoi cittadini, la democrazia è anche questa. Stolti vetero comunisti, la democrazia DEVE accettare tutti!
Questa lettura nostalgica della storia ci impedisce di capirla. È il modo migliore per continuare a pensare al signor Trump come a un meteorite entrato in un’atmosfera pura e delicata, un bubbone inspiegabile: non la conseguenza di un processo, ma un incidente. Così non è possibile trovare una via d’uscita. Se il terremoto Trump servirà a qualcosa, sarà perché molti decideranno che è ora di ripensare le loro vite e la loro società: sarebbe un peccato che si limitassero a piangere per un paradiso che non hanno mai perduto perché non è mai esistito. Non sono pro Trump, semplicemente affermo il concetto che, tutto quello che fa Trump non è sbagliato semplicemente perché lo ha fatto lui. Una persona di sinistra non può pensarla così. E' da fascistelli questo pensiero. Perché lo fate voi?
Quindi, se dovete essere veramente nostalgici di qualcosa, siatelo per il famoso Circo Barnum che chiuderà i battenti a maggio, dopo 146 anni di attività. Un vero pezzo di America di cui essere nostalgici. 
Tra le cause indicate ci sono il netto calo nella vendita dei biglietti, aggravato da quando lo scorso anno gli elefanti sono stati eliminati dallo spettacolo. Tutti i circhi del mondo sono stati attaccati, in varie maniere, dagli ambientalisti. Ma questa è solo una delle cause.
Il circo nacque ufficialmente nel 1919 quando si fusero il circo Ringling Bros. e quello Barnum & Bailey. Quest’ultimo era a sua volta nato da una fusione tra il circo di Cooper & Bailey e quello dell’imprenditore Phineas Taylor Barnum, i cui primi spettacoli vengono fatti risalire al 1871 e che ad oggi è considerato probabilmente il più famoso di tutti i tempi: si chiamava il P.T. Barnum’s Great Traveling Museum, Menagerie, Caravan, and Hippodrome (“Il grande museo, serraglio, carovana e ippodromo viaggiante di P.T. Barnum”).
Il circo diventò nel corso degli anni famoso in tutto il mondo per gli spettacoli con animali esotici e per le funamboliche esibizioni dei suoi artisti, che nessun altro circo all’ epoca proponeva, tanto da aggiungere al nome di ogni spettacolo l’appellativo “The greatest show on earth”.
Il circo Barnum, inoltre, divenne noto per l’impiego dei cosiddetti “fenomeni da baraccone”. Si trattava spesso di persone con malattie rare, difetti fisici evidenti e altre caratteristiche che li rendevano strani agli occhi degli spettatori.