Visto che siamo ad inizio anno e visto che vi ho consigliato qualche film da vedere, oggi vi consiglio pure qualche libro. In realtà, non ci sono idee che arrivano da me, ma da Enrico Fasano e più precisamente dal suo blog: direzionekinghiana.blogspot.it. Sito specializzato negli scritti di Stephen King ma non solo. Trovate molti suoi post anche nella mia pagina di G+ di American Ciacoe: American Ciacoe.
Ma veniamo ai consigli, in questo post trovate un po' di libri da leggere, quasi tutti americani, con tanto di voto e recensione: direzionekinghiana/mybookshelf.
Se volete leggere un inedito di King, prendete il libro Ombre, una raccolta di racconti dei più grandi autori americani contemporanei. Se siete ancora indecisi leggete qui: direzionekinghiana/Ombre.
Per restare sempre in tema di racconti, per leggere un quasi inedito di King, nella raccolta sono presenti anche Poe e Barker - mica pizza e fichi - potete acquistare la raccolta di racconti Shining in the dark. Se volete qualche info in più: direzionekinghiana/shininginthedark.
In settimana ho visto American Pastoral, film tratto dall'omonimo libro di Roth. Per tutti quelli che non l'hanno ancora visto, consiglio la visione. Il film è, come il libro, un' opera tosta da affrontare ma molto esaustivo del messaggio che voleva far passare Roth, cioè la crisi e la difficoltà della middle class nei confronti delle ideologie che sostengono la parità dei diritti delle persone e del cambiamento. Vale la pena vedere American Pastoral perché è un film fatto bene, anche se un po' meno incisivo del libro. Roth è un maestro ad entrare nella mente dei suoi personaggi, nel film, per ovvi motivi di narrazione, questo avviene solo in parte.
Durante la vacanze mi sono imbattuto in un capolavoro del cinema degli anni cinquanta, Il vecchio e il mare. Con le dovute attenzioni, gli effetti speciali sono moderni per il cinema di cinquant'anni fa, guardatevi un' altra trasposizione ben riuscita, con quel grandissimo attore che era Spencer Tracy. Il film è tratto dell' omonimo libro di Hemingway e tratta dell'eterna lotta tra l'uomo e la natura, mantenendo la dolcezza e la solitudine presenti nel libro. Indovinate chi vince?...
Lo scorso 12 gennaio è uscito al cinema The Founder, film che parla dell'ascesa dell' impero della catena di fast food McDonald's. Non l'ho ancora visto ma mi sento di consigliarvelo. Soprattutto a quelli che, come me, sono appassionati del Nuovo Mondo.
At Folsom Prison è forse l' album più famoso di Johnny Cash. Si tratta di un album live inciso il 13 gennaio 1968 - esattamente 49 anni fa - all'interno
del carcere di massima sicurezza di Folsom, in California. Quando il resto del mondo parlava di diritti delle minoranze e dei "diversi", Cash metteva in pratica il concetto!
Johnny Cash volle omaggiare così
i detenuti di quel carcere tenendo una delle sue migliori interpretazioni e
dedicando loro addirittura una canzone, Folsom Prison Blues.
Cash fu il primo a cui venne
l'idea di fare un concerto gratuito dentro un carcere andando contro la sua
casa discografica che, in principio si oppose all'idea, poi pubblicò le
registrazioni e At Folsom Prison finì per vendere 3 milioni di copie
solo negli Stati Uniti.
La canzone finale, Greystone
Chapel, è scritta da uno dei detenuti, Glen Sherley.
Johnny Cash non cantò mai
il brano fino alla notte precedente la sua visita alla prigione. Un prete
chiese a Cash di ascoltare la canzone su un nastro audio di Sherley. Dopo aver
ascoltato il pezzo Cash sì affrettò ad includere la canzone nel programma del
concerto, che si sarebbe tenuto la notte successiva.
Attraverso tutto l'album Cash
sembra immedesimarsi nella condizione dei detenuti, tanto da dare l'impressione
che si senta a suo agio, infatti numerosi brani sono interrotti da risa, da
parte di Cash, in seguito a inudibili interventi da parte del pubblico, a
dispetto del loro contenuto non certo umoristico.
Quello che si presenta davanti al
pubblico di Folsom, quindi, non è solo un artista pronto a proporre il suo
repertorio di canzoni, è una persona tribolata che parla ad altre persone come
lui.
Infatti le canzoni in scaletta non sono, come si suol fare in occasioni del
genere, i pezzi forti di Cash, non ci sono "Walk The Line", "Hey
Porter" o "Ring Of Fire", ma le canzoni scelte raccontano storie
che interessano da vicinissimo il pubblico astante.
A parte la celebre "Folsom Prison Blues", al suo pubblico Cash porge ballate di solitudine "I Still
Miss Someone" e di morte "The Long Black Veil", storie di
tentativi suicidi di evasione "The Wall", toccanti testamenti
amorosi "Give My Love To Rose" e struggenti lettere dal carcere "Send a Picture Of Mother". Scherza sulla miseria beffarda nel valzer di "Busted", sbeffeggia il
patibolo in "25 Minutes To Go", esibisce un esilarante cinismo in
"Joe Bean" e strappa risate in quantità industriale con "Dirty
Old Egg-Sucking Dog", storia di uno scalcinato bastardino mangia-galline,
e "Flushed From The Bathroom Of Your Heart", il cui titolo basta e
avanza. At Folsom Prison ritrae meglio di qualsiasi altro disco le tante
sfaccettature della personalità artistica e umana dell'uomo in nero
dell'Arkansas, uomo e artista che molto più di tanti colleghi ha saputo cadere
e rialzarsi, convivere e combattere con i propri demoni, tra canzoni memorabili
e clamorosi insuccessi, fino a tornare, ormai a fine carriera, per insegnare
ancora qualcosa ai giovani colleghi su come s'interpreta una canzone.
Sapete quanto non voglia mai parlare di Bukowski, già troppe persone ne parlano e il 99,99% di lui conosce soltanto qualche opera, quindi preferisco stare zitto e amarlo segretamente.
Nell'articolo, Charles Bukowski viene descritto in alcuni suoi aspetti
da Marwan, poeta contemporaneo spagnolo, ecco qualche passo. E' onestamente un articolo di una persona competente, che merita.
Quando penso a Bukowski me lo immagino da piccolo mentre fa
il gioco del mondo all’inferno, lanciando coltelli invece che sassi, un bambino
a cui la scriminatura la faceva il diavolo in persona. Suppongo che avesse
ereditato quell’inferno interno dai suoi genitori, i quali a loro volta avevano
ereditato il loro inferno interno da un sogno americano morto impiccato a una
trave.
Nel cuore di Bukowski ululano lupi e suona una strana musica
di tubature e molle arrugginite di brande di pensione. La sua era un’infanzia
di bende insanguinate buttate a terra, la tenerezza era fuggita con un treno
all’alba e forse era sua nonna quella che tra stufati e sguardi al passato gli
lavava le camicie pensando che i sogni a volte non sono altro che un espediente
da ubriachi che dicono la verità ma non la compiono.
Lo immagino mentre scrive i suoi primi racconti con le
unghie sui muri di una cella, ricordando e usando come filo conduttore la zuffa
che lo aveva portato in quella galera. Vi si sente odore di urina secca,
l’umidità inclemente che impregnava l’anima degli uomini a cui assomigliava più
di quanto forse non volesse. Su quegli scritti plana il fallimento come un
parapendio su una spiaggia, senza perdere di vista le bagnanti nude, vedendo la
bellezza da lontano, vedendo la bellezza irraggiungibile.
Bukowksi ha scritto la biografia di tutti gli ubriachi da
quattro soldi, dei figli del nulla, degli uomini per cui un piatto caldo e un
sorso di vino era quanto di più simile a un banchetto nuziale conoscessero.
Tutte le sue pagine, per come le ricordo, sono impregnate dell’acqua marrone
che gronda dai tunnel dell’autolavaggio, sono racconti di pelle carta vetrata. So
che ripeteva spesso che lo scritto non era totalmente autobiografico, che
altrimenti non sarebbe arrivato alla vecchiaia...
La sua letteratura sa di contratto a tempo determinato, è
letteratura a due dollari l’ora, poesie in cui donne scalcinate ridono con la
faccia sgangherata, donne che lasciano che il primo sconosciuto le monti in un
bagno allagato...
C’è anche il Bukowski della risata e nelle poesie
si trova anche quello della tenerezza. Ci sono poesie memorabili di questo
senso, ma il ricordo che normalmente se ne ha non è questo, bensì quello di un
uomo che la vita ha condotto alle periferie di se stesso, trascinandolo
talmente in basso che al suo fianco un nano parrebbe un campione olimpionico
sul podio. Tutto quel che scrive rimanda a luoghi in cui muore di fame
l’innocenza...
Un vero poeta della musica, vittima del sogno americano e, sicuramente, anche di se stesso. Uno dei punti di riferimento di American Ciacoe. Quell' 8 gennaio del '35 nasceva una stella mai morta, la vera forza degli eroi.
Ma quante ne ha baciate in questo video? Un figo pazzesco!!!
Negli ultimi giorni, grazie anche al fatto che sono da solo con Mirca, ho avuto modo di recuperare un po' di tempo perso con il cinema e sono riuscito a vedere due film che mi interessavano molto.
Il primo, un capolavoro scritto e diretto da Spielberg, vincitore di decine di premi tra cui due Oscar e un Golden Globe, è Lincoln, impersonato da Daniel Day Lewis.Il film racconta gli ultimi mesi di vita del sedicesimo presidente americano, i mesi in cui è stata abolita la schiavitù ed è terminata, prima conseguenza diretta, la guerra civile. La cosa che mi ha divertito molto è la presenza della corruzione, cioè la compravendita di voti, come prassi per la guerra ideologica contro la schiavitù. Film da non perdere per gli amanti del genere storico e della storia americana, ma anche per tutti quelli che non hanno capito l'elezione di Trump, repubblicano proprio come Lincoln...
A proposito di corruzione e falsità vi consiglio di vedere anche Florence, bella e divertente commedia con Meryl Streep e Hugh Grant.Il film parla dellavera
storia dell’ereditiera Florence Foster Jenkins, ambietato a New York negli anni '40 dello scorso secolo, una ricchissima signora amante della lirica e imprenditrice musicale, che elargisce cospicue somme di denaro a vari enti e personaggi, la sua passione per la musica è tale che si ritiene una valida soprano ma che nella realtà aveva una voce gracchiante e stridula. Il bello della storia è che lei non lo saprà mai, o quasi, perché tutti attorno si complimentano con lei, critici musicali per primi...