Mi sono un po' trascurato ultimamente, anche come scrittore e blogger. Quindi, oggi vi propongo una poesia scritta l'anno scorso in questo periodo e rivista, spero anche migliorata, ieri. Il titolo è lo stesso del post.
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Non permettere al dolore di darti un’idea sbagliata di te stessa.
Gli altri si vantano della loro - attuale - felicità, ma sono come tristi spogliarelliste che si fanno violare da cani in calore.
Puoi arrivare ovunque. Mentre quelle pietose spogliarelliste, con il rossetto sbavato, venderanno l’anima alla disperazione e il tuo dolore sarà solo uno sbiadito ricordo.
Sei bellissima quando sorridi, più bella della vastità celeste del mare.
Periodo "leggermente" pesante, per mille motivi. I principali? Non essere professionali, che non necessariamente coincide con l'essere professionisti, e poi non essere professionisti, che vuol dire che qualcuno, evidentemente, si dedica a tempo pieno ad una attività. In base a questi principi, che è professionale e professionista nel suo lavoro dovrebbe essere ascoltato. Amen.
All'inizio del mese scorso sono incappato in questo articolo: businessinsider.com/middleclass. Parla delle difficoltà della (ex) "middle class" americana e delle sue difficoltà. Ho riportato solo una minima parte dell'articolo, in molti tratti molto specifico e lontano dalle mie capacità di analisi. Ma, visto che la serie televisiva citata io l'amavo tanto, direi che un sorriso ce lo possiamo fare con la sigla proprio di "Happy Days". Ma prima, se volete, ecco a cosa mi riferisco:
... si evince come ad
oggi circa un quarto del reddito di un cittadino Usa dipenda dal governo
sotto forma di sussidio o intervento di sostegno federale, ad esempio i 600
dollari di assegno settimanale la cui erogazione è formalmente appena conclusa
nella forma originaria con l’avvio del mese di agosto. Per
mettere la questione in prospettiva, basti pensare come la cosiddetta transfer
window, ovvero il livello di trasferimento reddituale indiretto a livello
federale, negli anni Cinquanta e Sessanta fosse attorno al 7% e cominciò
drammaticamente a salire dall’inizio degli anni Settanta, grazie all’atto
spartiacque mostrato da questo altro grafic: l’abbandono sotto la
presidenza di Richard Nixon del gold standard, la cosiddettà parità o
convertibilità aurea del dollaro. Storicamente
e dati alla mano, è in quel momento che si crea la divisione netta fra il
mitologico 99% della società e l’1% di privilegiati che gestisce e detiene
una sempre maggior fetta di ricchezza. Poi, la grande crisi finanziaria legata
al crollo di Lehman Brothers e allo scandalo dei mutui subprime ha soltanto
operato da “agente normalizzatore” di quella deviazione storica nel
principio di diseguaglianza... Insomma, la famiglia Cunningham di Happy Days con la
villetta unifamiliare di proprietà e i figli che studiano entrambi al college sta
sparendo con tutte le sue certezze. Insomma,
il misterioso caso della sparizione della middel class oggi è realtà
conclamata, è scena del crimine a tutti gli effetti. Tanto che alcuni sociologi
della Norhwestern University hanno anche coniato un neologismo: la middle
class è divenuta muddle class, ovvero la classe confusa. Più che
altro, incapace di trovare un proprio ruolo in una società mutata
talmente in fretta ma altrettanto silenziosamente sottotraccia da averle fatto
perdere i punti di riferimento... il 44% dei consumatori americani non guadagni a sufficienza per
coprire le proprie spese. Nel report si fa notare come il 40% dei
rispondenti abbia ammesso di aver avuto difficoltà ad onorare uno o più dei
pagamenti fissi mensili, fra affitto o mutuo, bollette e spese fisse relative a
credito al consumo o altra forma di indebitamento. E’ il cosiddetto concetto
di living paycheck to paycheck, ovvero il corrispettivo del nostro tirare
la fine del mese, quando l’arrivo dello stipendio equivale in molti casi anche
nella sua automatica estinzione per coprire tutte le spese venutesi a sommare o
che scattano di default.
Capita ad ognuno di noi di non riuscire a vedere la vita nella maniera giusta. Spesso la vediamo proprio nella maniera sbagliata. E per quanto sia difficile cercare gli aspetti positivi, questa è l’unica cosa da fare. Probabilmente. Io ci provo, da tempo, ma non sempre ce la faccio. Siamo tutti isolati nelle nostre convinzioni, soprattutto quelli che su certi argomenti non avrebbero nulla da dire. E, invece, fanno i saccenti. Basterebbe non ascoltarli, invece...
Fonte: web
Mi tornano in mente le parole di uno scrittore americano, Henry Miller: In un giorno come oggi capisco quel che vi ho già ripetuto cento volte: che non c’è niente di sbagliato al mondo. Quel che è sbagliato è il nostro modo di guardarlo.
Riprendiamo a parlare di libri, o meglio, di vendite di libri. Vi riporto, in parte, questi due articoli datati un paio di settimane fa, quindi molto freschi:
Vi dico già che le notizie sono buone. Penso che chi non leggeva prima, non legge neanche adesso. La scusa del tempo che non si ha è, appunto, una scusa. Lo si capisce leggendo il mio post.
Come si legge negli articoli... La perdita di fatturato si
dimezza e passa dal -20% di aprile al -11% di luglio e le librerie recuperano
terreno. Il mercato editoriale reagisce
e dopo aver subito i colpi del lockdown mostra un’energia ben augurante. Una
ricerca dell’Associazione italiana editori (Aie) – elaborata sulla base di dati
Nielsen e Informazioni editoriali – fa sperare in un cambio di direzione. Siamo
ancora in presenza di un segno meno, inevitabile dopo i due mesi di chiusura
delle librerie, ma le librerie mostrano una ostinata vitalità. Dalla fine del lockdown all’11 luglio la perdita del fatturato si è dimezzata,
passando dal -20% (363 milioni di euro da gennaio al 18 aprile) al -11% (533
milioni di euro dall’inizio dell’anno all’11 luglio, mentre nello stesso
periodo del 2019 erano 600 milioni). Naturalmente il dato è una media, ci sono
settori che soffrono di più come l’editoria legata al turismo, ai musei e alle
mostre d’arte. E' però da salutare come un buon segno il fatto che le
persone abbiano ricominciato a frequentare le librerie, continuando certo a
comprare online ma riprendendo confidenza contemporaneamente con i luoghi
fisici. Ricordiamo che tra marzo e aprile si era registrato complessivamente –
tra librerie e store online - un calo delle vendite del 70%. Ora invece molti
librai possono tirare un respiro di sollievo visto che dall’inizio di giugno si
sono registrate punte del +2,5% delle vendite...
Fonte: web
E a proposito di online: nel 2019 il 73% delle persone acquistava libri nelle
librerie fisiche e solo il 27% lo faceva online, ora siamo quasi alla metà. Tra
gennaio e aprile il 48% delle persone ha acquistato online e il 52% in librerie
fisiche. Nei mesi successivi però le librerie hanno recuperato quote di
mercato, passando dal 52% al 56%, mentre gli store online hanno perso quattro
punti percentuali (dal 48% al 44%). Anche se si tratta di un dato parziale perché non comprende Amazon, le librerie e gli store online che fanno parte del circuito Arianna, un sistema integrato di servizi di comunicazione e teleordinazione rivolto a tutti gli operatori del mondo del libro... Sarà curioso capire nei prossimi mesi se il
rafforzamento dei canali online dovuto al confino imposto dalla pandemia si
manterrà nel tempo.
Riprendo pian piano a dare lavoro al blog, dopo qualche settimana di semi abbandono. Questo pensiero è preso dal libro Crum, di Lee Maybard. Libro non per benpensanti e bigotti. Crudo, avvincente e sincero. Ve lo consiglio!
Tutto il giorno continuai ad aspettare qualcosa di inaspettato. Mi sentivo svogliato invece che eccitato. E poi capii. Un sacco di volte la cosa peggiore della tua vita può essere il centro della tua vita, l'unica ragione per andare avanti di giorno in giorno, e quando non c'è più, anche se non ti piace, ti manca.