venerdì 8 febbraio 2013

Elezioni 2013, #13



Ripropongo interamente delle riflessioni di Moreno. Aggravandole però, perché buona parte dell'elettorato del PD non ha ancora capito (o non vuole?...) che di sinistra questo partito ha veramente poco e non si riempie neanche la bocca con termini sinistrorsi. 
E sarebbe ora di smetterla di dire che gli italiani non si meritano Berlusoconi e tutto ciò che lui rappresenta, buona parte degli italiani è proprio come lui. Lo invidiano, disposti e disponibili a tutto, perché, tutto sommato, siamo tutti delle brave persone... Almeno la DC la domenica andava in chiesa. 
Buona lettura.

Oggi è uno dei “grandi giorni”. La finiscono di ammorbarci le menti con i sondaggi e simili che ora dicono una cosa ora la smentiscono. Ciò che dovrebbe essere un dato indicativo, diviene, verità o verbo da sbandierare come vittoria prossima se non quasi acquisita da un lato (PDL) o come ostentata sicurezza (PD).
Qualche settimana fa discutendo con Mauro teorizzavamo la ripresa del “grande affabulatore”, la sua (unica) capacità indiscussa di prendere per il culo un buon numero di italiani con botti sempre più grossi. E mai (in 15 anni di governo) MAI realizzati.
E la sinistra? Rivedo un drammatico film già visto negli ultimi 15 anni. La sinistra come dice Serra in l’Amaca che cade nel tranello, andando a combattere dive, ha già perso per 15 anni, nel terreno di B.  e non combatte dove (forse) è più forte la sua specificità, la sua identità.
Non si parla più di bene comune, di diritti, di sociale, ma di IMU, IRPEF, IRAP, Banche, Bilanci e società, sviluppo (economico, mica sostenibile) e posti di lavoro.
Dice Serra: “I temi etici (diritti, cittadinanza, legalità, lotta alla corruzione) sono quasi usciti di scena, ed è questo il grande vantaggio che la sinistra sta concedendo alla destra, reticente o addirittura ostile nel campo dei diritti, rovinosamente coinvolta nella corruzione e nel malaffare, Comunque più debole e impreparata nel campo della cittadinanza. I nomi di Fiorito o del Trota, le incredibili carriere politiche di Nicole Minetti e delle ragazzuole di corte, le gesta da commedia dell’arte del “cerchio magico” bossiano, l’intero scenario di degrado, voracità, scrocco, inefficienza sortito dagli anni di Berlusconi sono scomparsi di scena. Non se ne fa menzione: come se fosse preistoria e non la fotografia della nostra storia recente. Va bene il fair-play, ma questo è masochismo”. O incapacità a condurre una campagna politica in un paese come il nostro.
Vedo Grillo voce fuori dal coro. Ma saprà, il suo movimento, confermarsi e mantenere le promesse di rinnovamento e cambiamento che predica? Molto del nostro futuro, credo passi per di là.
La sua spinta innovatrice, credo, sarà la condizione (“o cambiamo o siamo fuori”) che potrebbe spingere gli altri (tutti gli altri) a atteggiamenti e scelte differenti. E’ una responsabilità immensa, quella di Grillo. Ben oltre il “governo”.
Una sua possibile delusione dell’elettorato, giustificherà inevitabilmente un sistema dove il 60% dei votanti sta pedissequamente riproponendo lo stesso teatrino che ci ha portato ieri sull’orlo di un baratro che ancora oggi non abbiamo allontanato.
Di contro la rappresentazione chiara di un modello politico differente e funzionante, potrebbe essere una scintilla interna in grado di cambiare il sistema di questo paese marcio dentro.

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